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	<title>Nerello &#8211; Giovanni Curri | Cucina Vini Ricerca</title>
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		<title>Nerello Mascalese, il principe dei vitigni dell’Etna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Nov 2020 19:49:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Tutto per il sommelier]]></category>
		<category><![CDATA[Vitigni]]></category>
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<p>Il <strong>Nerello Mascalese</strong> è il principe indiscusso dei vitigni presenti sul mistico Mungibeddu, il vulcano Etna, sito sulla costa orientale della Sicilia, eterna terra di fuoco e passioni, e ne eredita le straordinarie sfumature, racchiudendole in un vino dal sapore intenso e dalle note opulenti, che ne decretano l’incontrastata unicità. Unicità in parte dovuta al profondo terreno ricco di cenere, sali minerali e sabbia del vulcano attivo più alto d’Europa che, con i suoi 3330m sul livello del mare e la sua maestosa forma conica, domina incontrastato la splendida Catania e la romantica Taormina.</p>



<p>Come molti vini, anche
il Nerello Mascalese gode di origini piuttosto incerte e avvolte nella nebbia.
La sua selezione sembra essere stata fatta centinaia di anni or sono ad opera
degli agricoltori della&nbsp;<strong>piana di Mascali</strong>&nbsp;e, piano piano, si è
affermato come uno dei vitigni più diffusi in Sicilia.</p>



<p>Il vitigno del Nerello
Mascalese è a&nbsp;<strong>maturazione tardiva&nbsp;</strong>e si procede con la
vendemmia solo a metà ottobre. Da questa antica uva, si ottiene un vino il cui
colore rosso rubino spesso tende al granata. Il vino sprigiona aromi con note
di spezie, di viola e di frutta a bacca rossa, tra loro finemente amalgamati e
completati da una spiccata acidità, minerali e tannini ben equilibrati. Proprio
questa sua eleganza lo fa spesso associare al nobile&nbsp;<strong>Pinot Noir</strong>&nbsp;di
Borgogna.<br>
<br>
</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-mascalese-vigna-1024x768.jpg" alt="vigne di nerello" class="wp-image-1590" width="328" height="246" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-mascalese-vigna-1024x768.jpg 1024w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-mascalese-vigna-300x225.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-mascalese-vigna-768x576.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-mascalese-vigna-370x278.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-mascalese-vigna-760x570.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-mascalese-vigna-24x18.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-mascalese-vigna-36x27.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-mascalese-vigna-48x36.jpg 48w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-mascalese-vigna.jpg 1200w" sizes="(max-width: 328px) 100vw, 328px" /><figcaption>Grappoli di Nerello</figcaption></figure></div>



<p><strong>L’Etna e il Nerello Mascalese</strong></p>



<p>Il&nbsp;<strong>Niuriddu
Mascalisi</strong>, com’è affettuosamente chiamato il Nerello Mascalese dai
vignaioli etnei, non ha una collocazione storica ben precisa, l’inizio della
sua coltivazione si perde infatti nella notte dei tempi. Da recenti studi è
però emerso che questo vitigno autoctono a bacca rossa fa la sua prima
apparizione durante la colonizzazione greca nel VIII secolo A.C. sulle coste
della Calabria, per poi spostarsi a Naxos e successivamente a Catania nel 728
A.C., quando i Greci introdussero nella parte orientale della Sicilia la
coltivazione delle Talee e l’adorazione di Dionisio, dio del vino. Al tempo
erano molti i Greci che coltivavano la vite nella zona orientale della Sicilia
e alle pendici dell’Etna. Si dice che la stessa poetessa Saffo, bandita dalla
sua patria, l’isola di Lesbo, si trasferì in questa zona dell’isola a coltivare
la vite.</p>



<p>In epoca romana che il
Nerello Mascalese comincia a diffondersi alle pendici dell’Etna, diventando
un’interessante alternativa al famoso Falerno. Qui metterà definitivamente
radici nel territorio della piana di Mascali, ristretta zona agricola tra il
mare e l’Etna, in provincia di Catania, da cui il nome Mascalese, e nel
territorio di Randazzo e Castiglione di Sicilia. L’Etna accoglierà quindi il
Nerello Mascalese per secoli, con i suoi terreni vulcanici al limite
dell’impossibile, tra i 350 e i 1100 metri sul livello del mare, che offriranno
le condizioni pedoclimatiche più adatte per la sua coltivazione.</p>



<p>Nel 1968 il <em>Nerello Mascalese</em> diventa la base per la denominazione DOC dell’Etna Rosso, di cui rappresenta almeno l’80%, mentre il restante 20% è dato dal vitigno Nerello Cappuccio. Il Nerello Mascalese viene quindi consacrato definitivamente nel panorama vinicolo internazionale come vitigno autoctono e, in alcuni casi, estremo dell’Etna. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/vitigno.jpg" alt="nerello cappuccio" class="wp-image-1592" width="355" height="211" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/vitigno-24x14.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/vitigno-36x22.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/vitigno-48x29.jpg 48w" sizes="(max-width: 355px) 100vw, 355px" /><figcaption>Vigna di Nerello</figcaption></figure></div>



<p>Nella zona etnea tra
Mascali e Randazzo non è raro trovare antichissime vigne ad alberello di
Nerello Mascalese, che con forza e tenacia si aggrappano alla montagna e alle
sue terrazze nere di pietra lavica, in cui è possibile constatare la mancanza
di un sesto d’impianto geometrico delle viti, questo perché sull’Etna in
passato era molto diffusa la pratica di allevamento della vite per propaggine.
Si tratta della cosiddetta purpania, che consisteva nell’interrare il tralcio
di vite così da poter ripristinare la fallanza prossimale. Questa metodica ci
permette di ammirare ancora oggi, in questi vigneti eroici, una cospicua
presenza di viti a piede franco. </p>



<p>La produttività della
pianta è abbondante ma non è sempre costante, mentre la vigoria è mediamente
ottima, ma dipende dall’annata e dalla zona etnea in cui il Nerello Mascalese
viene coltivato. Se consideriamo identiche condizioni di allevamento e stesse
pratiche colturali, le condizioni del micro-clima etneo tra luglio e agosto e
tra settembre e ottobre determinano importanti variabili sull’andamento
qualitativo dell’uva, anche all’interno della stessa annata, in base al
versante del vulcano Etna e all’altitudine in cui essa viene prodotta.</p>



<p>Inoltre, questo
vitigno, vista anche la caratteristica natura sabbiosa del terreno vulcanico,
si trova a dover gestire un cospicuo stress idrico dovuto alle abbondanti
piogge, soprattutto nel periodo pre-estivo e nel periodo antecedente la
vendemmia, oppure uno stress da siccità, dovuto alla forte calura del periodo
estivo, che si ripercuote sulla dimensione e sul peso dell’acino. Questo può
compromettere la perfetta maturazione dell’uva, (considerando che il Nerello
Mascalese è un vitigno autoctono tardivo), con spiacevoli ripercussioni sul
vino finale.</p>



<p>Le caratteristiche
organolettiche del Nerello Mascalase in purezza sono in genere: il colore rosso
rubino con leggeri toni granati, il profumo di intense note di frutta a bacca
rossa, lievissime sfumature floreali, tocco speziato, tenue effusione di
vaniglia e tabacco con persistenza di liquirizia e il gusto secco, caldo,
tannico, persistente e armonico, il tutto sostenuto dal corpo. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello.jpg" alt="etna" class="wp-image-1589" width="326" height="362" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello.jpg 262w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-22x24.jpg 22w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-32x36.jpg 32w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2020/11/nerello-43x48.jpg 43w" sizes="(max-width: 326px) 100vw, 326px" /><figcaption>La vista dell&#8217;Etna tra i vigneti</figcaption></figure></div>



<p>Quando invece il
Nerello Mascalese viene vinificato in assenza di vinacce, dà origine alla
famosa “Pesta in Botte” tipica della zona etnea. La gradazione alcolica è
compresa tra i 13-14% vol. mentre la temperatura di servizio tra i 18-20 C°.
Viene servito in calici adatti a vini rossi di corpo. Si sposa benissimo con le
carni rosse, la selvaggina e i formaggi stagionati.</p>



<p>Il Nerello Mascalese è uno degli esempi più importanti di coltivazione autoctona esistenti in Sicilia da tempo immemorabile, assoggettato però ad un’elevata variabilità che lo può compromettere. Sarebbe auspicabile pensare ad un programma complessivo di valorizzazione e selezione clonale, che alcuni tra i più responsabili viticultori stanno conducendo in proprio.</p>



<p>Questo permette di comprendere la diversità nel complesso clonale eterogeneo del vitigno ed avere delle varietà più resistenti e non soggette a patologie difficili da debellare come: virosi del complesso dell’arricciamento, giallume infettivo, virosi della screziatura. Il risultato sarebbe un vino ancora più sano e intenso, con un bouquet complesso e capace di affinarsi nel tempo. Il successo del Nerello Mascalese e del vino che ne deriva con la sua storia che si perde nel tempo testimoniano che la qualità, pura e onesta come le mani del vignaiolo che lo coltiva con amore, vince sempre, perché propone sapori autentici e piacevolmente insoliti: con il Nerello Mascalese si sfiora la perfezione.</p>



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