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	<title>Giovanni Curri | Cucina Vini Ricerca</title>
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		<title>Il Macis, la spezia sconosciuta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Nov 2022 12:37:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Spezie Dal Mondo]]></category>
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<p>Il&nbsp;<em>macis</em>,sicuramente sentito ma mai assaggiato, è la parte esterna del seme della <em>Myristica fragrans </em>(l’albero della noce moscata) erroneamente chiamato fiore (botanicamente si tratta in realtà dell’arillo del seme). Il macis, infatti, ha origini indonesiane in modo particolare delle isole Molucche</p>



<p>Si tratta in sostanza di quella membrana di colore rosso che racchiude la più nota e utilizzata noce moscata. La copertura del seme si fa essiccare e si utilizza a pezzetti oppure sotto forma di polvere per donare quel sapore in più a diverse ricette.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-frutto.jpg" alt="" class="wp-image-2123" width="270" height="180" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-frutto.jpg 800w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-frutto-300x200.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-frutto-768x512.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-frutto-370x247.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-frutto-760x506.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-frutto-24x16.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-frutto-36x24.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-frutto-48x32.jpg 48w" sizes="(max-width: 270px) 100vw, 270px" /><figcaption>Frutto completo</figcaption></figure></div>



<p>Esiste anche l’<strong>olio essenziale di macis</strong>&nbsp;che, al pari di quello della noce moscata, si utilizza non solo per aromatizzare cibi e bevande, ma anche nella realizzazione di alcuni profumi.</p>



<p>Il macis ha un sapore e un profumo molto delicato, caldo, fiorito e dolce che ricorda leggermente quello della noce moscata,. Per questo si sposa bene sia con piatti dolci che salati e si può utilizzare anche per realizzare drink e cocktail, spesso unito ad altre spezie.</p>



<p>Quando il Macis è fresco il suo colore è rosso brillante, ma una volta seccato, tende invece a diventare giallo-marrone chiaro e anche l’aroma cambia diventando più intenso.</p>



<p>Dal punto di vista nutrizionale apporta molte sostanze utili al nostro organismo come potassio, calcio, magnesio, ferro e fosforo e discrete quantità di vitamine (A, vitamine del gruppo B e vitamine C. Contiene beta-carotene e criptoxantina (un carotenoide) e acidi grassi come omega 3 e omega 6. </p>



<p>Contiene oli essenziali e miristicina e per questo bisogna consumarla con moderazione. I suoi principi attivi assicurano a questa spezia alcune interessanti proprietà, simili a quelle della noce moscata:</p>



<ul><li><strong>Digestivo :</strong>Utilizzandolo nei nostri piatti preferiti avremo dunque un buon effetto sul sistema gastrointestinale e contribuiremo ad evitare il senso di nausea, la diarrea e i gonfiori intestinali.</li><li><strong>Espettorante:</strong> questa spezia viene usata come rimedio naturale in caso di problemi all’apparato respiratorio come tosse, raffreddore o bronchite dato il potere fluidificante sul muco che permette dunque una migliore espulsione del catarro depositato.</li><li><strong>Antiossidante:</strong>&nbsp;il Macis è ricco di principi attivi antiossidanti che ci aiutano ad affrontare meglio l’invecchiamento cellulare.</li><li><strong>Analgesico:</strong>&nbsp;tra le doti del Macis vi è anche il potere antidolorifico soprattutto nei confronti dei muscoli tesi e dei crampi addominali. Ottimo anche contro il mal di denti.</li><li><strong>Antimicotico:</strong> come la noce moscata ha un certo potere antimicotico, ovvero è attivo nel contrastare i funghi.</li><li><strong>Afrodisiaco:</strong>nei paesi in cui si coltiva, il Macis è considerato una spezia che aiuta a risvegliare la passione sessuale.</li></ul>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-fresco.jpg" alt="" class="wp-image-2124" width="330" height="185" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-fresco.jpg 1000w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-fresco-300x168.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-fresco-768x431.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-fresco-370x208.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-fresco-760x426.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-fresco-24x13.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-fresco-36x20.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-fresco-48x27.jpg 48w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/11/macis-fresco-270x152.jpg 270w" sizes="(max-width: 330px) 100vw, 330px" /><figcaption>Macis fresco</figcaption></figure></div>



<p>Il Macis in cucina si può utilizzare tranquillamente al posto della noce moscata in tutti i piatti in cui è presente questa spezia, come nei ripieni di torte rustiche, , salse ,mix di spezie, risotti e minestre ma anche per realizzare liquori o bevande speziate come il&nbsp;vin brulè.</p>



<p>In pasticceria è utilizzato nella preparazione di marmellate e composte, biscotti e creme. La caratteristica che contraddistingue e caratterizza il Macis, oltre all’aroma, è l’effetto cromatico.</p>



<p> Si utilizza con successo quindi in tutti i piatti di colore chiaro che renderà di un bel giallo-arancione, un po’ come fa lo&nbsp;zafferano&nbsp;o la&nbsp;curcuma.</p>
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		<title>La quinoa, un superfood</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 May 2022 10:40:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Legumi e cerali]]></category>
		<category><![CDATA[quinoa]]></category>
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<p>La quinoa (Chenopodium quinoa) è una pianta appartenente alla famiglia delle Chenopidacee, come spinaci e barbabietola.&nbsp;Già agli&nbsp;Inca, che la chiamavano&nbsp;<em>chisiya mama</em>, che in lingua quechua vuol dire &#8220;la madre di tutti i semi&#8221;. Da oltre 5.000 anni viene coltivata sugli altopiani pietrosi delle Ande, ad altitudini comprese tra i 3.800 e i 4.200 metri. Si tratta di una pianta molto resistente, che non richiede particolari trattamenti per crescere.</p>



<figure class="wp-block-gallery alignleft columns-1 is-cropped"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" width="480" height="321" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-rossa-2.jpg" alt="" data-id="2109" data-full-url="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-rossa-2.jpg" data-link="https://www.giovannicurri.it/?attachment_id=2109" class="wp-image-2109" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-rossa-2.jpg 480w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-rossa-2-300x201.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-rossa-2-370x247.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-rossa-2-24x16.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-rossa-2-36x24.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-rossa-2-48x32.jpg 48w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">Panicolo di quinoa rossa</figcaption></figure></li></ul></figure>



<p>Esistono in natura oltre&nbsp;200 varietà&nbsp;di quinoa. Quella più utilizzata è la&nbsp;quínoa Real, con un basso tenore di saponine. Altre varietà attualmente in commercio sono: Bear, Cherry Vanilla, Cochabamba, dave 407, Gossi, Isluga, Kaslala, Kcoito, Linares, Rainbow, Red faro, Red head (che presenta una buona adattabilità ai climi piovosi), Temuco. Le migliori crescono nelle zone di Oruro e Potosì, in Bolivia.</p>



<p>Nonostante non appartenga alla famiglia botanica delle graminaee, la quinoa (<em>Chenopodium quinoa</em>) viene considerata alla pari dei cereali per le sue caratteristiche nutrizionali. Appartiene difatti alla denominazione di pseudocerale , insieme al grano saraceno e all’amaranto. È naturalmente priva di glutine, quindi adatta a chi soffre di celiachia .</p>



<p>Si presenta in semi piccoli , circolari e di diverse colorazioni,sono contenuti in una spiga, detta anche panicolo ,ricchi di carboidrati complessi ma in quantità inferiori rispetto agli altri cereali. Si differenzia per l’elevato contenuto di proteine, fino al 14% in 100 grammi, oltre che per la qualità biologica di queste.</p>



<p>La lisina, amminoacido generalmente carente nei cereali, è presente in quantità doppie rispetto al grano. La quinoa non subendo lavorazioni eccessive, salvaguarda gran parte della fibra. Una porzione copre circa un quarto della quantità di fibra consigliata. Inoltre ha numerose proprietà nutritive tra cui:</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa.jpg" alt="quinoa" class="wp-image-2106" width="406" height="254" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa.jpg 730w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-300x187.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-370x231.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-24x15.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-36x22.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/05/quinoa-48x30.jpg 48w" sizes="(max-width: 406px) 100vw, 406px" /><figcaption>QUINOA BIANCA</figcaption></figure></div>



<ul><li>è ricca di antiossidanti come il campferolo e la quercetina, con potente attività antinfiammatoria e utili per contrastare malattie legate all’invecchiamento cellulare, come tumori, diabete di tipo 2 o malattie autoimmuni.</li><li>è ricca di fibre insolubili, utili per migliorare il transito e la regolarità intestinale.</li><li>Le proteine della quinoa, rispetto alla maggior parte dei vegetali, apportano tutti e 9 gli amminoacidi essenziali, ovvero amminoacidi che l’organismo non è in grado di sintetizzare e che devono quindi essere introdotti con gli alimenti.</li><li>Presenta un basso indice glicemico, pertanto è adatta anche in caso di iperglicemia o diabete.</li><li>È ricca di minerali, tra cui magnesio, potassio, zinco e ferro. Tuttavia, è importante lasciarla in ammollo prima della cottura per allontanare l’acido fitico, che inibirebbe l’assorbimento di questi minerali<strong>.</strong></li></ul>



<p>Inoltre ha notevoli benefici riguardo il sistema cardiovascolare, il sistema nervoso e il sistema gastrointestinale.La quinoa, pur non essendo propriamente un cereale, può essere utilizzata in cucina in sostituzione di riso, cous cous, miglio etc. Ne esistono diverse varietà, ma le più comuni sono la quinoa rossa, bianca e nera .</p>



<p>I&nbsp;diversi colori dei semi&nbsp;sono all&#8217;origine anche di sapori differenti. La&nbsp;quinoa bianca&nbsp;ha un sapore più delicato e per questo è particolarmente indicata per la preparazione di dolci. I&nbsp;semi rossi e neri&nbsp;hanno invece un gusto più deciso, per certi versi simile a&nbsp;quello delle&nbsp;nocciole.</p>
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		<title>Il Taleggio, morbidezza e cremosità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Mar 2022 10:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Crosta lavata]]></category>
		<category><![CDATA[DOP]]></category>
		<category><![CDATA[Formaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Taleggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Taleggio</p>
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<p>Il Taleggio è un formaggio italiano dalle origini molto antiche, risalenti probabilmente al X secolo d.C. Si tratta di un formaggio prevalentemente morbido, soprattutto ai lati e sotto la crosta, dove risulta addirittura cremoso. La crosta del taleggio è morbida e sottile, caratterizzata da un color rosato e da muffe di colore grigio-verde.</p>



<p>Il centro di questo formaggio a crosta lavata è invece friabile, specie dopo una lunga stagionatura, uniforme e anche piuttosto compatto; il colore può variare dal bianco al bianco paglierino, tendente al giallo. Il suo sapore è prevalentemente dolce, con solo qualche nota acidula, e contrasta il suo profumo caratteristico molto intenso, che ricorda talvolta il tartufo.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/Taleggio-1-1.jpg" alt="Taleggio" class="wp-image-2098" width="292" height="184" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/Taleggio-1-1.jpg 900w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/Taleggio-1-1-300x189.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/Taleggio-1-1-768x483.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/Taleggio-1-1-370x233.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/Taleggio-1-1-760x478.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/Taleggio-1-1-24x15.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/Taleggio-1-1-36x23.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/Taleggio-1-1-48x30.jpg 48w" sizes="(max-width: 292px) 100vw, 292px" /><figcaption>Taleggio</figcaption></figure></div>



<p>Il&nbsp;<strong>Taleggio&nbsp;</strong>è un formaggio a pasta molle e a crosta lavata originario del Bergamasco e, in particolare, dell’omonima valle che si trova in Lombardia. In questa regione, insieme al Veneto e Piemonte , questo <strong>formaggio </strong>trova il suo ambiente favorevole per la produzione e la stagionatura. Si tratta di territori particolarmente conosciuto per i suoi formaggi molli, tutti denominati e riconosciuti legalmente per la produzione del Taleggio D.O.P .</p>



<p>Proprio questo marchio gli è stato riconosciuto nel 1996 dall’Unione Europea, e ne certifica la qualità e la provenienza: i prodotti D.O.P. infatti, possono essere prodotti solamente in alcune zone specifiche, secondo un disciplinare che li rende tradizionali e ne dimostra l’autenticità.</p>



<p>La sua forma è tipica dello stracchino, ovvero un parallelepipedo quadrangolare con un peso che si aggira tra 1,7 e 2,2 kg. La pasta morbida è anche untuosa e umida ,quando più fresco, dovuta al tipo di rottura della cagliata. In questo caso, la cagliata viene rotta in pezzi dalle dimensioni di una noce oppure di un’arancia. Per il&nbsp;<strong>formaggio Taleggio&nbsp;</strong>si aspetta dai 10 ai 25 minuti prima di rompere la cagliata. L’attesa tra il momento della coagulazione e la rottura della cagliata si chiama&nbsp;<strong>sosta</strong>&nbsp;e determina le caratteristiche organolettiche del formaggio.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/TALEGGIO-3.jpg" alt="" class="wp-image-2099" width="282" height="299" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/TALEGGIO-3.jpg 963w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/TALEGGIO-3-282x300.jpg 282w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/TALEGGIO-3-768x817.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/TALEGGIO-3-370x393.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/TALEGGIO-3-760x808.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/TALEGGIO-3-24x24.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/TALEGGIO-3-34x36.jpg 34w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/03/TALEGGIO-3-45x48.jpg 45w" sizes="(max-width: 282px) 100vw, 282px" /><figcaption>Taleggio DOP</figcaption></figure></div>



<p>Una volta terminata la fase di&nbsp;<strong>estrazione della cagliata</strong>, si effettua la&nbsp;<strong>stufatura</strong>, che può avere una durata che oscilla tra le otto e le 16 ore. Durante la stufatura, la pasta inizia ad acidificare ed espellere siero, il tutto a temperature di circa 22 °C.</p>



<p>È proprio in quest’ultima fase, la stufatura, che al&nbsp;<strong>formaggio Taleggio&nbsp;</strong>viene apposto il marchio di origine, che serve per il riconoscimento DOP di cui questo alimento è riconosciuto.</p>



<p>Il Taleggio è un formaggio che va consumato entro pochi giorni dall’acquisto, al massimo una settimana, perché la sua maturazione continua anche dopo l’acquisto. Per una buona conservazione è bene preferire un telo umido nel quale avvolgerlo piuttosto che una pellicola di plastica: questo perché la pellicola non permette il passaggio di aria tra l’esterno e la crosta del formaggio, favorendo l’insorgenza di muffe, che mutano il sapore della pasta, e seccando la crosta esterna.</p>



<p>Il taleggio nelle zone di produzione è servito come secondo piatto, ma anche a fine pasto accompagnato da frutta di stagione quali pere e mele. Data la sua grande scioglievolezza, il Taleggio è il formaggio ideale anche per preparare ottimi primi piatti, come il risotto, oppure come ingrediente speciale nella preparazione di pizze, torte salate e sformati di verdure.</p>
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		<title>Annatto, sapore e colore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Feb 2022 18:41:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Annatto o achiote è il nome di una spezia tipica dell’Amazzonia molto diffusa in Asia e Sud America. Si ricava dai semi del Bixa orellana, pianta tipica dell’Amazzonia. I suoi semi sono molto apprezzati nella cucina messicana per il loro potere colorante e per il loro uso sia&#8230;</p>
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<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/Albero-di-BIXA-orellana.jpg" alt="Albero" class="wp-image-2081" width="235" height="163" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/Albero-di-BIXA-orellana.jpg 794w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/Albero-di-BIXA-orellana-300x209.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/Albero-di-BIXA-orellana-768x535.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/Albero-di-BIXA-orellana-370x258.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/Albero-di-BIXA-orellana-760x529.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/Albero-di-BIXA-orellana-24x17.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/Albero-di-BIXA-orellana-36x25.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/Albero-di-BIXA-orellana-48x33.jpg 48w" sizes="(max-width: 235px) 100vw, 235px" /><figcaption>Albero di Bixa </figcaption></figure></div>



<p>Annatto o achiote è il nome di una spezia tipica dell’Amazzonia molto diffusa in Asia e Sud America. Si ricava dai semi del Bixa orellana, pianta tipica dell’Amazzonia. I suoi semi sono molto apprezzati nella cucina messicana per il loro potere colorante e per il loro uso sia come spezia sia come condimento.</p>



<p>Quest’albero ha foglie ovali, lunghe 5-12 cm e larghe 4- 10 cm, dalla sua infiorescenza si ottengono fiori con 5 petali e dei frutti che sono rossi intensi con un interno giallo, caratterizzati da una fitta peluria rossa. Proprio al loro interno troviamo i semi,chiamati Annatto, circa una cinquantina, che vengono raccolti e poi fatti essiccare; l’annetto viene prodotto da molte le zone tropicali, anche se la massima diffusione è legata al Perù e al Brasile, ma anche in quantità inferiori in Sri Lanka e Filippine.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annatto-1024x584.jpg" alt="annetto" class="wp-image-2086" width="376" height="214" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annatto-1024x584.jpg 1024w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annatto-300x171.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annatto-768x438.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annatto-370x211.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annatto-760x433.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annatto-24x14.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annatto-36x21.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annatto-48x27.jpg 48w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annatto.jpg 1217w" sizes="(max-width: 376px) 100vw, 376px" /><figcaption>Semi di Annatto</figcaption></figure></div>



<p>A dare questo forte colore ai semi, oltre a fornire i principi attivi più importanti, sono i <strong>carotenoidi</strong> tra i quali la bixina, che può anche raggiungere il 7% della massa del seme; quest’ultimi vengono macinati per ottenere una polvere facilmente utilizzabile in cucina.</p>



<p> La caratteristica primaria del seme è data non solo dal colore giallo- rossiccio e da quella forma trapezoidale, ma anche da un mix di profumi , che và tra la noce moscata ,pepe e il limone con un retrogusto leggermente amaro .</p>



<p> L’annatto in America è usato in diversi settori come colorante, ma è ai Caraibi che trova la grande diffusione come prodotto per la cucina: qui infatti i semi vengono fritti con olio e poi sono usati per dare un colore intenso e accompagnare la cottura di carni e verdure.</p>



<p> In  <strong><a href="https://www.giovannicurri.it/chorizo-la-spagna-in-tavola/">Messico</a></strong>, però usano questa spezia sotto forma di pasta di semi, mentre nelle <strong><a href="https://www.giovannicurri.it/il-jackfruit-il-piu-grande-dei-frutti/">Filippine</a></strong> vengono aggiunti alle zuppe e stufati dopo essere stati macinati. In Occidente si conosce molto poco di questo prodotto che è quasi completamente inutilizzato se non come additivo del Cheddar, per poter così colorare alimenti e in modo particolare alcuni formaggi o pesci affumicati.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annetto-colore.jpg" alt="colore" class="wp-image-2083" width="188" height="287" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annetto-colore.jpg 246w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annetto-colore-196x300.jpg 196w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annetto-colore-16x24.jpg 16w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annetto-colore-24x36.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/annetto-colore-31x48.jpg 31w" sizes="(max-width: 188px) 100vw, 188px" /><figcaption>Colore di Annatto</figcaption></figure></div>



<p>Più che usata da sola, la polvere di annatto si presta bene a essere mixata con altre spezie ed erbe che rappresentano la base per una marinatura o per dare un sapore affumicato a carne, pesce e pollame. In commercio questo mix si può trovare sotto il nome di sàzon, un preparato piuttosto comune nella cucina spagnola e messicana composto da condimenti macinati come cumino, coriandolo, achiote e origano.<br><br>I semi solitamente vengono messi in acqua bollente per estrarne il colore: il liquido che si ottiene viene utilizzato nelle cotture , preferendo sicuramente verdure e diversi tipi di carne. Si consiglia , come le spezie in genere, di conservare i semi o la polvere in un contenitore che dovrete tenere a riparo della luce.</p>



<p>L’annatto ha delle importanti proprietà benefiche: nella medicina alternativa veniva usato per contrastare&nbsp;la dissenteria, la febbre e malattie ai&nbsp;reni; in India invece è considerato di buon auspicio per i matrimoni e viene per questo applicato sulla fronte di una donna per indicare che è sposata.</p>
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		<title>La Pimpinella, ottimo toccasano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Feb 2022 20:06:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Erbe aromatiche]]></category>
		<category><![CDATA[pimpinella]]></category>
		<category><![CDATA[Sanguisorba]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Pimpinella, Sanguisorba minor,  è una delle erbe aromatiche più utilizzate fin dall’antichità come ricostituente naturale. L’equivalente della radice della Taiga per i Russi e del Ginseng per i cinesi . Il suo nome ha un’etimologia alquanto curiosa: ‘saxifraga in latino, significa letteralmente ‘che rompe le pietre.&#8230;</p>
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<p>La Pimpinella, Sanguisorba minor,  è una delle erbe aromatiche più utilizzate fin dall’antichità come ricostituente naturale. L’equivalente della radice della Taiga per i Russi e del Ginseng per i cinesi . Il suo nome ha un’etimologia alquanto curiosa: ‘<em>saxifraga </em>in latino, significa letteralmente ‘che rompe le pietre.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/pimpinella-1.jpg" alt="" class="wp-image-2073" width="300" height="274" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/pimpinella-1.jpg 510w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/pimpinella-1-300x274.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/pimpinella-1-370x338.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/pimpinella-1-24x22.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/pimpinella-1-36x33.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/pimpinella-1-48x44.jpg 48w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption>Pimpinella minor</figcaption></figure></div>



<p>Questa pianta è una piccola erbetta, poco appariscente ma con note di profumo asprigne, simpatici capolini fiorali simile a una testa di capelli rossi e ricci e scompigliati e foglie composte da piccole foglioline a forma di piccolo ventaglio.</p>



<p>I nostri avi usavano dire “<em>Mangiate aglio e pimpinella e vivrete più a lungo</em>” , questo ci testimonia come fosse già associata a&nbsp;<strong>proprietà rivitalizzanti e ricostituenti</strong>.</p>



<p>Questa erba selvatica dalle note aromatiche è originaria del Mediterraneo, e più in generale dei climi caldi e temperati. Predilige terreni drenanti esposti alla luce diretta del sole e può essere coltivata con successo .</p>



<p>In genere, la non supera il metro di altezza, si presenta come già detto con foglie a ventaglio con i margini dentati.</p>



<p>Le&nbsp;<strong>infiorescenze</strong>&nbsp;sono alle estremità di steli con un colore rosso rubino</p>



<p>Una delle proprietà più importanti della pimpinella per cui è molto conosciuta è senza dubbio quella digestiva. Già nella tradizione popolare, i semi di questa erba erano utilizzati per aiutare la digestione, combattere meteorismo, gonfiori addominali e crampi. Molto simile al finocchio, il principio attivo più sfruttato è l’anetolo da cui viene estratto l’olio essenziale.</p>



<p>Le foglie della pianta sono in grado di svolgere un’azione benefica anche nei confronti delle vie aeree grazie alle sue proprietà espettoranti e antibatteriche. Aiuta a combattere il vomito, la nausea e gli spasmi<strong>.</strong></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large"><img loading="lazy" width="224" height="224" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/images-1.jpg" alt="" class="wp-image-2074" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/images-1.jpg 224w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/images-1-150x150.jpg 150w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/images-1-104x104.jpg 104w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/images-1-24x24.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/images-1-36x36.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/02/images-1-48x48.jpg 48w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /><figcaption>Fiore di pimpinella</figcaption></figure></div>



<p>Una tisana a base di semi di pimpinella è l’ideale come antibatterico e digestivo naturale. Così come i suffumigi a base di olio essenziale di pimpinella aiutano ad espellere muco e catarro liberando le vie respiratorie.</p>



<p>Non vi sono controindicazioni particolari all’uso regolare di pimpinella <br>L’olio essenziale di pimpinella non deve essere utilizzato in gravidanza poiché stimola le contrazioni uterine. Ad alte dosi, può provocare ebbrezza e tremore.</p>



<p>Le foglie fresche sono utilizzate nelle insalata  conferiscono all’insalata un tocco di freschezza particolarmente piacevole, grazie al loro sapore che ricorda vagamente il gheriglio fresco della noce, ie un retrogusto delicato che ricorda il cetriolo o meglio la scorza esterna del cocomero.</p>
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		<title>Black Angus &#8230; ma che bontà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jan 2022 19:49:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Carni]]></category>
		<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Angus]]></category>
		<category><![CDATA[Angus Americano]]></category>
		<category><![CDATA[Black Angus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una delle razze più gustose di bovino è Aberdeen Angus. La carne di Angus, da sempre considerato uno dei tagli di carne più pregiati e saporiti, il&#160;Black Angus&#160;è diventato oramai un alimento sempre più diffuso sulle tavole degli Italiani. La razza “Black Angus” si distingue&#8230;</p>
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<p>Una delle razze più gustose di bovino è Aberdeen Angus. La carne di Angus, da sempre considerato uno dei tagli di carne più pregiati e saporiti, il&nbsp;Black Angus&nbsp;è diventato oramai un alimento sempre più diffuso sulle tavole degli Italiani. La razza “Black Angus” si distingue per le caratteristiche e per le rigide abitudini alimentari, che si trasformano in una&nbsp;carne estremamente tenera,&nbsp;dal sapore deciso e dolce&nbsp;al tempo stesso, il che riscontra l’enorme successo nel settore enogastronomico.</p>



<p>Il nome deriva dall’omonima contea scozzese  ,Contea di Aberdeen, a nord-est della regione ,di cui è originario.<br>Le origini della carne Angus sono antichissime e il bovino Angus risulta essere uno dei più allevati al mondo .In scozia il bovino Angus era utilizzato sia per ricavarne della carne gustosissima, sia per la produzione di latti e formaggi</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/bovini-aberdeen-angus.jpg" alt="Allevamento Angus" class="wp-image-2049" width="341" height="232" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/bovini-aberdeen-angus.jpg 490w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/bovini-aberdeen-angus-300x204.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/bovini-aberdeen-angus-370x252.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/bovini-aberdeen-angus-24x16.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/bovini-aberdeen-angus-36x25.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/bovini-aberdeen-angus-48x33.jpg 48w" sizes="(max-width: 341px) 100vw, 341px" /><figcaption>Allevamento Angus</figcaption></figure></div>



<p>Il viaggio per il mondo della Carne di Angus ha inizio grazie ad uno scozzese trapiantato in Kansas di nome George Grant. Lui portò con se un Angus Scozzese che grazie alla sua capacità di adattamento ha saputo conquistare prima gli USA e poi il resto del mondo dando origine all’ Angus Americano, Angus Argentino, Angus Irlandese, Angus Australiano </p>



<p>La consistenza, la qualità ed il sapore del taglio sono strettamente legate alle caratteristiche fisiche dell’animale, che si distingue per il&nbsp;pelo raso di colore nero&nbsp;(a cui si deve il nome di Black) e per la&nbsp;statura alquanto ridotta,</p>



<p>Ma questa razza bovina si distingue soprattutto per il suo&nbsp;peso notevole: le femmine possono infatti raggiungere fino ai 750 kg, mentre i maschi superano generalmente i 1000 kg. A questo si aggiunge anche una conformazione dal&nbsp;tronco compatto e arrotondato,&nbsp;e dall’imponente sviluppo muscolare, soprattutto per quanto riguarda le cosce dell’animale, da cui provengono generalmente i tagli più pregiati.&nbsp;</p>



<p>Queste particolari caratteristiche fisiche, che denotano una particolare robustezza, hanno così permesso agli esemplari di Black Angus di adattarsi a tipologie ambientali diverse tra loro.</p>



<p>Le caratteristiche fisiche di questi bovini influiscono un ruolo importante nella qualità della carne Black Angus, lo stesso vale anche l’alimentazione che questi seguono in allevamento. Questi animali vengono alimentati quasi esclusivamente a base di&nbsp;fieno e grano, fatta eccezione per gli ultimi due mesi prima della macellazione, durante i quali seguono una&nbsp;dieta a sola base di mais. Questa alimentazione permette agli allevatori di assicurarsi una carne piuttosto morbida, dall’aspetto compatto e dall’adeguata infiltrazione di grasso, circa il 18/20%, nel tessuto muscolare, che si traduce poi in un gusto saporito ed unico nel suo genere.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecotes-di-black-angus-usa.jpg" alt="Marezzatura Angus" class="wp-image-2051" width="364" height="273" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecotes-di-black-angus-usa.jpg 450w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecotes-di-black-angus-usa-300x225.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecotes-di-black-angus-usa-370x278.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecotes-di-black-angus-usa-24x18.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecotes-di-black-angus-usa-36x27.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecotes-di-black-angus-usa-48x36.jpg 48w" sizes="(max-width: 364px) 100vw, 364px" /><figcaption>Entrecote di Angus</figcaption></figure></div>



<p>Le caratteristiche che distinguono un buon taglio di Black Angus sono:</p>



<ul><li><strong>dolcezza e sapidità</strong>: Una carne molto tenera che si presenta sia con una gustosa sapidità ma al tempo stesso con una nota dolce, immaginate di addentare una Tagliata di angus, Entrecote di Angus, Costata di Angus o un fantastico Filetto di Angus.</li></ul>



<ul><li><strong>morbidezza e succosità: </strong>Quando addenterete un boccone di carne Angus capirete che il concetto stesso di sciogliersi in bocca avrà per sempre un altro significato una bistecca di Angus risulta così tenera che stenterete a crederlo (grazie a queste due caratteristiche si presta molto bene per preparare gli hamburger di Angus).</li><li><strong>aroma intenso: </strong>il profumo<strong> </strong>di una bistecca di Angus rievoca la natura libera e immacolata in cui vengono allevati, infatti la particolarità della mucca Angus è che pascola in terreni incontaminati e mangia solo fieno, grano e mais.</li><li>Una carne Rosso Brillante.</li><li>Il grasso infiltrato bianco e luminoso.</li><li>una <strong>consistenza al tatto decisamente morbida seppur compatta</strong>.</li></ul>



<p>Come già detto, seppur originario della Scozia, il Black Angus è un taglio di carne che attualmente proviene da allevamenti presenti in&nbsp;Australia e in USA, e più precisamente in&nbsp;Kansas, Nebraska e Oklahoma. Chiaramente, ogni zona di provenienza presenta animali con diverse caratteristiche fisiche ed abitudini alimentari, che finiscono poi con l’influire sulle sfumature di sapore della carne stessa. Più nel dettaglio, possiamo distinguere:</p>



<ul><li>black angus australiano, allevato per lo più al pascolo delle grandi praterie dell’Australia, dove è stato importato agli inizi del XVIII secolo. Questo taglio si distingue soprattutto per una carne molto compatta, caratterizzata dalla presenza di filamenti di grasso bianco e cremoso, per cui morbida e molto saporita al palato. Nello specifico, l’Angus australiano si dimostra meno grasso rispetto ad altri bovini, ma contenente una maggiore quantità di acidi grassi Omega-3 e Omega-6, di CLA, di carotenoidi e di vitamine A/B/E.</li><li>black angus argentino, allevato generalmente allo stato brado nelle meravigliose pianure della Pampa e la sua alimentazione è esclusivamente a base d’erba.</li></ul>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-2050" width="345" height="259" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-1024x768.jpg 1024w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-300x225.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-768x576.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-1536x1152.jpg 1536w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-2048x1536.jpg 2048w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-370x278.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-760x570.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-24x18.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-36x27.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/entrecote-nieuw-zeeland-ocean-beef-nice-to-meat-1-scaled-1-48x36.jpg 48w" sizes="(max-width: 345px) 100vw, 345px" /><figcaption>Angus</figcaption></figure></div>



<p>Rispetto alle carni dei suoi cugini quella dell’ angus argentino risulta molto più decisa, dalla consistenza burrosa e leggermente caramellata esternamente.</p>



<ul><li>black angus americano, il cui tratto distintivo è la marezzatura, ossia le sottili striature di grasso presenti nella carne, che le conferiscono un sapore intenso e gustoso. Anzi, maggiore è la marezzatura e più la carne sarà gustosa. </li><li>Black Angus irlandese<strong>,</strong> è una delizia da leccarsi i baffi, Si diffuse in quelle zone in quanto le condizioni climatiche molto piovose rendevano il territorio perfetto per il pascolo, inoltre le zone molto calcaree di cui è ricca l’Irlanda migliora le propietà nutritive dell’erba, rendendo inoltre  la carne di Angus Irlandese la più dolce tra le varianti di Aberdeeb Angus .</li></ul>
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		<title>Il grano saraceno, grano o cereale?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Jan 2022 09:59:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Farine]]></category>
		<category><![CDATA[Legumi e cerali]]></category>
		<category><![CDATA[cereale saraceno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il grano saraceno o “grano nero” (Polygonum fagopyrum esculentum ) è una pianta a fiore . Questa non appartiene alla famiglia delle Graminacee, come spesso si crede, ma a quello delle&#160;Poligonacee. Commercialmente è collocato tra i cereali minori Questo termine, infatti, identifica qualunque specie i&#8230;</p>
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<p>Il grano saraceno o “grano nero” (<em>Polygonum fagopyrum </em><em>esculentum</em><em> </em>) è una pianta a fiore . Questa non appartiene alla famiglia delle Graminacee, come spesso si crede, ma a quello delle&nbsp;<strong>Poligonacee</strong>.</p>



<p>Commercialmente è collocato tra i cereali minori Questo termine, infatti, identifica qualunque specie i cui semi o frutti possono essere macinati. Rispetto al frumento, la differenza più importante è che il grano saraceno è&nbsp;senza glutine, e questo lo avvicina nei suoi utilizzi a cereali come&nbsp;il miglio e il sorgo, anch&#8217;essi privi di glutine.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-900x1024.jpeg" alt="piantagione di grano saraceno" class="wp-image-2038" width="245" height="278" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-900x1024.jpeg 900w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-264x300.jpeg 264w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-768x874.jpeg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-1350x1536.jpeg 1350w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-1800x2048.jpeg 1800w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-370x421.jpeg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-760x865.jpeg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-21x24.jpeg 21w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-32x36.jpeg 32w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/Grano-saraceno-42x48.jpeg 42w" sizes="(max-width: 245px) 100vw, 245px" /><figcaption>Piantagione di grano saraceno</figcaption></figure></div>



<p>Per via delle sue caratteristiche nutrizionali, fin dalla sua prima comparsa in Europa a partire dal XV secolo&nbsp;è stato chiamato &#8220;grano&#8221;. Questa pianta di origine asiatica arrivò in Europa passando dalle coste del Mar Nero e diffondendosi soprattutto in alcune regioni della Germania. Non sapendo come chiamare questa nuova specie che assomigliava, negli usi, al grano si scelse il termine&nbsp;<em>grano dei pagani </em>(l&#8217;odierno heidenkorn, ai tempi heenisch) perché veniva importato passando dall&#8217;Oriente.</p>



<p>Il secolo successivo giunse anche in Italia, innanzitutto in Valtellina, dove prese il nome di <em>frumentun </em>(accrescitivo di <em>frument</em>, grano, probabilmente per le rese migliori), ma presto si affermò anche l&#8217;equivalente del nome che avevano scelto i tedeschi e che ancora oggi si usa grano saraceno.</p>



<p>In realtà l&#8217;origine del grano saraceno è più lontana, fra la Siberia, l&#8217;Himalaya e la Manciuria . Si è diffuso con successo in tutta la Russia e in Europa, dove viene coltivato soprattutto in alcune zone della Germania e della Francia. In Italia è ben radicato nella tradizione culinaria settentrionale e viene coltivato nelle province di Sondrio, Bolzano e bergamo , per la tradizionele preparazione dei Pizzoccheri o della polenta Taragna.</p>



<p>Le caratteristiche nutrizionali del grano saraceno lo accomunano non solo al grano, ma anche ai legumi. 100 grammi di grano saraceno contengono 343 kcal, 72 g di carboidrati, 13 g di proteine e 3,4 g di grassi .</p>



<p>Tra i preziosi&nbsp;<strong>minerali</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>vitamine</strong>&nbsp;contenuti nel grano saraceno troviamo: ferro, magnesio, potassio, selenio, zinco, rame e alcune vitamine del gruppo B. Questo potente mix nutrizionale lo rende un alimento ideale per i mesi più freddi dell’anno e per tutte quelle situazioni in cui abbiamo bisogno di un surplus di energia.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/10792493216-1024x768.jpg" alt="pane di grano" class="wp-image-2039" width="372" height="279" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/10792493216-1024x768.jpg 1024w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/10792493216-300x225.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/10792493216-768x576.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/10792493216-370x278.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/10792493216-760x570.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/10792493216-24x18.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/10792493216-36x27.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/10792493216-48x36.jpg 48w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2022/01/10792493216.jpg 1500w" sizes="(max-width: 372px) 100vw, 372px" /><figcaption>Pane di grano saraceno</figcaption></figure></div>



<p><strong>Magnesio e potassio&nbsp;</strong>intervengono nei meccanismi di riduzione della pressione sanguigna e per il corretto funzionamento di nervi e muscoli.</p>



<p><strong>Selenio, zinco e rame</strong>&nbsp;sono oligoelementi che, rispettivamente, contribuiscono al buon funzionamento della tiroide, regolano l’insulina e sono utili in caso di anemia e infiammazioni virali e batteriche.</p>



<p>Le vitamine del gruppo&nbsp;<strong>A, B &nbsp;</strong>e<strong>&nbsp;J</strong>&nbsp;, proteggono gli occhi, mantengono la pelle sana, sono l’’ideale per combattere stress, malumore, infiammazioni e soprattutto aiutano a superare la stanchezza cronica.</p>



<p>Inoltre questo cereale è indicato per avere un b<strong>asso l’indice glicemico, </strong><strong>r</strong><strong>iduce Colesterolo, essere adatto a persone diabetiche, essere ricco di fibre e fitosteroli ed essere un’ottima fonte di amminoacidi essenziali</strong></p>



<p>In cucina viene differenziato se curinato a chicchi o se utilizzato sotto forma di farina.</p>



<p>Se cucinato a chicchi il grano saraceno ha un sapore leggermente acre che però, una volta condito e arricchito con verdure e legumi, tende a diventare più neutro permettendo di sposarsi bene con diversi ingredienti.  Ben si adatta alla preparazione di minestroni, con un mix di verdure e ortaggi a scelta, e a minestre insieme a legumi come lenticchie e fagioli. Si sposa bene anche con verdure più particolari come funghi, melanzane e peperoni. Che siano minestre o insalate fredde è possibile giocare con diversi accostamenti senza sbagliare sul gusto.  </p>



<p>La farina la caratterizza da un sapore più particolare.  La farina di grano saraceno riesce a donare ad ogni preparazione un profumo intenso simile alle nocciole e un sapore rustico che può essere paragonato alla farina integrale.  Questa sua particolarità riesce a rendere unica ogni ricetta, che si tratti di pane, torte, biscotti, crostate e pasta.  Essendo priva di glutine quando si utilizza è consigliabile impiegare le uova, soprattutto per quanto riguarda la preparazione del pane per il quale è possibile usare addensanti come lo xanthano. Più in generale, la farina di grano saraceno ha bassissimo potere lievitante e, generalmente, viene usata solo in parziale sostituzione della tradizionale farina.<br><br><br><br></p>



<h2>&nbsp;</h2>
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		<title>Il Pandoro e le sue Origini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Dec 2021 17:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Dolci]]></category>
		<category><![CDATA[Dolci Natalizi]]></category>
		<category><![CDATA[Nadalin]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il pandoro,  come il panettone uno dei dolci italiani di Natale più tipici e apprezzati.  La storia del pandoro è legata indissolubilmente alla città di Verona. Il dolce tipico natalizio veronese ha una forma alta, a stella troncoconica: il tronco è scanalato sui fianchi e si eleva seguendo il&#8230;</p>
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<p>Il <strong>pandoro,</strong>  come il <a href="https://www.giovannicurri.it/il-panettone-la-sua-storia-e-le-varianti/">panettone</a> uno dei dolci italiani di Natale più tipici e apprezzati.  La <strong>storia del pandoro</strong> è legata indissolubilmente alla città di Verona. Il dolce tipico natalizio veronese ha una forma alta, a stella troncoconica: il tronco è scanalato sui fianchi e si eleva seguendo il disegno di una stella solitamente a otto punte.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-60.png" alt="" class="wp-image-2022" width="148" height="219" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-60.png 440w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-60-202x300.png 202w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-60-370x548.png 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-60-16x24.png 16w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-60-24x36.png 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-60-32x48.png 32w" sizes="(max-width: 148px) 100vw, 148px" /><figcaption>Incarti  dell&#8217;epoca</figcaption></figure></div>



<p>I suoi ingredienti sono tra i più semplici : farina, uova, burro, zucchero e lievito di birra , a fronte di una preparazione decisamente complessa che abbisogna di una lavorazione che richiede diverse fasi. Oltre alla ricetta tradizionale ci sono diverse varianti come quello al cioccolato, alla crema pasticciera, alla crema di limone e così via, ma la versione classica, non è mai farcito. Immancabile è invece la spolverata di zucchero a velo vanigliato con cui questo dolce viene servito. Se parliamo di storia il pandoro o meglio le origini ufficiali del pandoro risalgono a fine 1800 , quando il pasticcere veronese Domenico Melegatti  presentò il brevetto di un dolce natalizio al Ministero di Agricoltura e Commercio del Regno d’Italia</p>



<p></p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignright size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-50.png" alt="" class="wp-image-2021" width="141" height="208" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-50.png 440w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-50-203x300.png 203w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-50-370x547.png 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-50-16x24.png 16w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-50-24x36.png 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/incarto-pandoro-melegatti-anni-50-32x48.png 32w" sizes="(max-width: 141px) 100vw, 141px" /><figcaption>Incarti dell&#8217;epoca</figcaption></figure></div>



<p>Il 14 ottobre del 1894 il pasticcere ottiene l’attestato di privativa industriale (il brevetto dell’epoca) per la sua nuova invenzione dolciaria. Con il nome pandoro (Pane d’oro)  Melegatti avrebbe voluto ricordare i <em>pan de oro</em> tipici della Repubblica di Venezia, con le antiche famiglie nobiliari che gustavano questi antichi dolci dalla forma conica loro riservati, impreziositi da foglie d’oro zecchino.</p>



<p>Anche se le origini ufficiali del pandoro sono queste c’è anche chi sostiene che il pandoro discenda dalla brioche francese, dolce del resto prediletto alla corte dei Dogi. In molti , invece , ricercano le vere origini del pandoro nel Nadalin, antenato dell’attuale cupola troncoconica a pianta stellata. Il Nadalin è un antichissimo dolce tipico veneto, pure a forma di stella ( meno definita) più basso e più compatto rispetto al pandoro perché meno lievitato.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/nadalin-e1640102732469.jpg" alt="Nadalin" class="wp-image-2023" width="167" height="169" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/nadalin-e1640102732469.jpg 600w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/nadalin-e1640102732469-297x300.jpg 297w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/nadalin-e1640102732469-370x374.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/nadalin-e1640102732469-104x104.jpg 104w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/nadalin-e1640102732469-24x24.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/nadalin-e1640102732469-36x36.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/12/nadalin-e1640102732469-48x48.jpg 48w" sizes="(max-width: 167px) 100vw, 167px" /><figcaption>Nadalin</figcaption></figure></div>



<p>Addirittura più dolce del suo famoso successore,&nbsp;il nadalin precederebbe&nbsp;di qualcosa come seicento anni il pandoro perché sarebbe stato preparato per la prima volta nel XIII secolo in onore dei nobili Della Scala divenuti signori della città di Verona (nel 1232).</p>



<p>Il nadalin è un prodotto di nicchia e meno commerciale, che molti veronesi &#8220;de soca&#8221; preferiscono perché lo ritengono più legato alla città. Nel 2012 il Nadalin ha ottenuto il riconoscimento De.Co. (Denominazione Comunale), marchio di garanzia che i comuni italiani possono assegnare ai loro prodotti per valorizzare le attività agroalimentari tradizionali.</p>
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		<title>Il Tartufo bianco, l&#8217;oro a tavola</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Nov 2021 18:25:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Ortaggi, verdure, tuberi]]></category>
		<category><![CDATA[tartufo]]></category>
		<category><![CDATA[tartufo bianco]]></category>
		<category><![CDATA[tartufo d&#039;alba]]></category>
		<category><![CDATA[tartufo uncinato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tartufo Bianco pregiato , il cui nome scientifico è “Tuber Magnatum Pico”, è la specie di tartufo più preziosa, una prelibatezza ambita e anche molto costosa. Le sue origini risalgono all’epoca dei Sumeri, intorno al 1700-1600 a.C. Oggi il tartufo bianco pregiato è ritenuto un&#8230;</p>
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<p>Il Tartufo Bianco pregiato , il cui nome scientifico è “Tuber Magnatum Pico”, è la specie di tartufo più preziosa, una prelibatezza ambita e anche molto costosa. Le sue origini risalgono all’epoca dei Sumeri, intorno al 1700-1600 a.C. Oggi il tartufo bianco pregiato è ritenuto un autentico simbolo del proprio territorio. Non è coltivabile, e quindi per possederlo è necessario trovarlo con l’ausilio dei cani da tartufo e le razze maggiormente coinvolte nell’operazione sono il Lagotto, lo Spinone, il Setter, il Bracco e il Pointer.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/Cerca-del-Tartufo.jpg" alt="raccolta tartufo" class="wp-image-2010" width="399" height="266" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/Cerca-del-Tartufo.jpg 824w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/Cerca-del-Tartufo-300x200.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/Cerca-del-Tartufo-768x513.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/Cerca-del-Tartufo-370x247.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/Cerca-del-Tartufo-760x507.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/Cerca-del-Tartufo-24x16.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/Cerca-del-Tartufo-36x24.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/Cerca-del-Tartufo-48x32.jpg 48w" sizes="(max-width: 399px) 100vw, 399px" /><figcaption>Raccolta Tartufo</figcaption></figure></div>



<p> Nel complesso si preferiscono i cani di taglia media, in grado di muoversi nelle siepi senza problemi. Una volta trovato il tartufo, il cane si ferma come da addestramento e non inizia a scavare. Ci vuole molta delicatezza per estrarre il fungo dal suolo, per non rischiare di rovinarlo o di graffiarne la superficie</p>



<p>Il Tartufo Bianco è un<strong> </strong>fungo sotterraneo appartenente alla famiglia dei tuber, si sviluppa  nel sottosuolo, vivendo in simbiosi con le radici di specifiche piante tra cui tiglio, nocciolo, roverella, cerro, pioppo e carpino.</p>



<p>In Italia , il Tuber Magnatum Pico registrata La qualità più alta in Piemonte, dove tale fungo rappresenta un vero e proprio simbolo della gastronomia locale. Il tartufo d’Alba delle Langhe è celebre in tutta Italia e anche nel resto dell’Europa. Altre regioni in cui si trova questa preziosa varietà sono le seguenti: Marche, Abruzzo ,Toscana, Umbria ,Emilia-Romagna ,Molise, Campania e Lazio. Il terreno migliore è quello marmoreo-calcareo, dotato di un’elevata percentuale di calcio e non eccessivamente compatto per garantire un’adeguata circolazione dell’aria. Il prodotto non è reperibile a più di 600 m sopra il livello del mare.</p>



<p>Come prodotto ha la sua raccolta in autunno/ inverno, La fase di massima di  maturazione và da settembre a dicembre, talvolta fino agli inizi di gennaio. Il clima privilegiato è quello temperato, con inverni non troppo freddi, estati fresche e sufficiente umidità. In Piemonte, la raccolta si svolge tra il 21 settembre e il 31 gennaio. Ci si concentra soprattutto sulle zone boschive e vicine ai fiumi.</p>



<p>Il tartufo bianco pregiato ha una forma globosa e disomogenea, che si differenzia in base al grado di morbidezza del terreno. Se, infatti, quest’ultimo è duro, sarà più irregolare; se il suolo è soffice, la superficie del prodotto è più uniforme e il suo valore commerciale aumenta in misura notevole. Il suo interno è carnoso, detto gleba, percorsa da una fitta rete di venature ramificate, e da una parte esterna più dura detta peridio. </p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo-1024x512.jpg" alt="fiera alba" class="wp-image-2011" width="409" height="205" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo-1024x512.jpg 1024w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo-300x150.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo-768x384.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo-1536x768.jpg 1536w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo-370x185.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo-760x380.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo-24x12.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo-36x18.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo-48x24.jpg 48w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/fiera-tartufo.jpg 1600w" sizes="(max-width: 409px) 100vw, 409px" /><figcaption>Fiera del tartufo </figcaption></figure></div>



<p>La gleba ha un colore che può variare dal marrone al nocciola chiaro, le venature al suo interno possono essere bianche o giallina con chiazze marrone-rossastro dovute all’età , e il peridio è liscio e contraddistinto da un colore compreso tra il crema e il giallo-ocra , che talvolta può assumere tonalità verdastre.</p>



<p>Le dimensioni del Tartufo Bianco sono delle più disparate: da quelle di una noce 2-3cm possono arrivare a quelle di una grossa mela,9-10cm, e anche molto più.</p>



<p>Il Tuber Magnatum Pico ha un profumo del tutto particolare, intenso e penetrante, con sentori di fungo, miele, fieno, aglio e spezie, e un gusto leggermente piccante, difficilmente descrivibile , che può ricordare profumi di formaggi stagionati come quello del formaggio grana.</p>



<p>Per tutti questi motivi il prezzo del Tartufo Bianco può raggiungere cifre davvero elevate, che sfiorano rispetto le annate ,anche 6000€ al Kg . Questi prezzi sono basati su diversi fattori, fra i quali troviamo la quantità raccolta, la qualità e pezzatura degli esemplari e le richieste di mercato. In cucina per rendere un piatto unico bastano davvero pochissimi gramm<strong>i</strong> (10 -15 a testa) per renderlo profumato e saporito.</p>



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		<title>Radice di Loto, da oriente a occidente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[GIOVANNI CURRI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Nov 2021 18:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cucina]]></category>
		<category><![CDATA[Ortaggi, verdure, tuberi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La radice di loto(Nelumbo nucifera) è parte di una pianta acquatica perenne proveniente originariamente dall’Asia meridionale in modo particolare Cina e Giappone. La particolarità consiste nel fatto che le sue radici crescono sott’acqua il cui habitat è costituito da fiumi e specchi d’acqua con fondali poco profondi, anche&#8230;</p>
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<p>La <strong>radice di loto(</strong><em>Nelumbo nucifera</em>) è parte di una pianta acquatica perenne proveniente originariamente dall’Asia meridionale in modo particolare Cina e Giappone. La particolarità consiste nel fatto che le sue<strong> radici crescono sott’acqua il cui habitat è costituito da fiumi e specchi d’acqua con fondali poco profondi, anche fangosi</strong>, dando vita a fiori particolarmente belli e profumati, molto utilizzati sia a scopo ornamentale. Nella  cultura induista e buddista  è utilizzato nelle rappresentazioni dei sette “chakra”</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large is-resized"><img loading="lazy" src="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/radici-di-loto-arrosto-10-03-2017-_DSC1645-1024x681.jpg" alt="" class="wp-image-2003" width="287" height="190" srcset="https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/radici-di-loto-arrosto-10-03-2017-_DSC1645-1024x681.jpg 1024w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/radici-di-loto-arrosto-10-03-2017-_DSC1645-300x200.jpg 300w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/radici-di-loto-arrosto-10-03-2017-_DSC1645-768x511.jpg 768w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/radici-di-loto-arrosto-10-03-2017-_DSC1645-370x246.jpg 370w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/radici-di-loto-arrosto-10-03-2017-_DSC1645-760x506.jpg 760w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/radici-di-loto-arrosto-10-03-2017-_DSC1645-24x16.jpg 24w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/radici-di-loto-arrosto-10-03-2017-_DSC1645-36x24.jpg 36w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/radici-di-loto-arrosto-10-03-2017-_DSC1645-48x32.jpg 48w, https://www.giovannicurri.it/wp-content/uploads/2021/11/radici-di-loto-arrosto-10-03-2017-_DSC1645.jpg 1142w" sizes="(max-width: 287px) 100vw, 287px" /><figcaption>Radice di Loto Arrosto</figcaption></figure></div>



<p>La radice di loto è utilizzata nel mondo orientale, soprattutto nelle culture cinesi e giapponesi. La maturazione completa avviene quando si vede la comparsa di grandi foglie galleggianti circa 5-6 mesi dopo la semina, le radici crescono sott’acqua e hanno la forma simile ad una salsiccia, il colore è grigio-bianco e misura circa 10-20 cm di lunghezza, mentre internamente, la radice è bianca e croccante e dal sapore lievemente dolce.</p>



<p>A livello nutrizionale è ricca di vitamina C, fibra, vitamine del gruppo B ,ferro, rame , zinco, megnesio e manganese. Inoltre questa radice è in grado di svolgere un’azione benefica nei confronti dell’apparato respiratorio. Preparando un decotto aiuta a fluidificare il muco e favorirne la fuoriuscita, rafforzare le vie respiratorie e tutto il sistema immunitario.</p>



<p>In cucina vengono utilizzate principalmente le radici , i semi e gli steli dei fiori. In commecio la possiamo trovare raramente fresca, ma molte volte secca o in polvere. In cucina i fiori e gli steli vengono essicati e utilizzati per ottenere un tè profumato con proprietà sedative e calmanti.I <strong>semi</strong> possono essere consumati freschi, essiccati o cucinati come i popcorn, oppure si può ricavare una pasta utilizzata in pasticceria per la preparazione di dolci. La radice dee essere prima pelata per non avere gusti amarognoli va utilizzata nelle zuppe e minestre o può anche esser fritta.<br><br></p>
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